Il Partito Democratico è un grande partito, ma soprattutto un progetto da costruire e da realizzare insieme. Vogliamo per il nostro paese, l’Italia, un partito inclusivo, un partito veramente riformista, moderno e innovatore.
Il Partito Democratico ha posto le proprie fondamenta sulla partecipazione rappresentativa, ma soprattutto diretta. La sua costruzione richiede passione, costanza, coerenza e soprattutto lungimiranza.
Ed è appunto al futuro che vogliamo guardare, sogniamo un progetto in grado di costruire una classe dirigente rinnovata, formata e rappresentativa della società. Per questo motivo pensiamo che i giovani siano la vera forza motrice del Partito Democratico e che quindi debbano esserne i protagonisti.
I giovani democratici non siano una realtà a sé stante, autonoma, indipendente, né tanto meno il “pungolo del partito” . Non esiste il partito degli adulti e quello dei ragazzi, per noi esiste solo il Partito Democratico.
Una giovanile dentro le università, le scuole nei luoghi di lavoro ma che operi fin da subito nel partito senza la necessità di costruire strutture parallele troppo spesso autoreferenziali e non rappresentative della società complessa in cui viviamo.
Per questo riteniamo che siano i giovani ad esprimere in primis una politica riformista, una politica in grado di dare risposte nuove e al passo con i tempi sui temi della tecnologia, dell’economia, dell’ambiente e della vita privata.
Che senso ha avera una giovanile under 30 quando noi in Lombardia abbiamo un segretario regionale del Partito di 29 anni? E poi…perchè i giovani devono sempre e solo pensare di portare i temi dei giovani nel partito? Ma lo sapete che molti a 30 anni sono padri di famiglia? Ma lo sapete che molti a 30 anni sono manager di colossi internazionali? E noi…che facciamo? Stiamo li a discutere di pungolo di partito?ma dove siamO? dove viviamo?
Ciao,
Visto che mi sono arrivati più inviti a sottoscrivere l’appello credo sia utile rispondere qualcosa con la speranza che con il mio parere possa dare anch’io il mio contributo a far nascere qualcosa non solo di nuovo, ma soprattutto di innovatore, infatti non basta che una cosa sia nuova per essere innovatrice.
Per parlare della Giovanile e del Partito che vorrei non si può prescindere dal parlare della Società che vorrei, perchè Partito e Giovanile non sono altro che degli strumenti, non il fine da raggiungere. Nell’appello si dice di voler guardare al futuro, e non potrei essere più d’accordo. Ma la società di oggi, per dirla con Benasayag, vede il futuro come una minaccia, non come una speranza, e questo perchè è diventato incerto e indecifrabile. Per ritrovare la speranza nel futuro bisogna metterlo nella mani di chi ci crede ed si è interessato ad esso: i giovani. La società e la politica oggi non sfruttano il potenziale dei giovani, che sono nel pieno delle loro energie fisiche ed intellettuali, anzi li parcheggiano nelle scuole fino a trent’anni, senza investire in loro, considerandoli un problema (il cosiddetto problema dei giovani) piuttosto che la risorsa principale di qualunque società.
La società che vorrei dovrebbe mettere al centro l’essere umano, cosa che nell’età della tecnica non avviene. E’ quest’ultima infatti il centro attorno a cui tutto ruota, politica compresa: le decisioni infatti vengono prese in base all’economia e gli investimenti ormai si fanno solo laddove l’apparato tecnico lo permette, come dimostra la questione delle centrali nucleari (fattibili solo se acquisiamo la tecnica per quelle di quarta generazione che consentono migliori guadagni) o le questioni bioetiche poste dalle potenzialità tecnico-scientifiche dei nostri tempi. Non c’è più la distinzione sessantottina tra “concesso” e “proibito”, ma solo tra “possibile” e “non possibile”. La politica e la democrazia così rischiano di finire per incompetenza: la tecnica pone infatti problemi a un livello di specializzazione tale che l’opinione pubblica non potrà mai raggiungere (bisognerebbe essere a seconda dei casi biologi, genetisti, fisici, e così via per essere competenti), e perciò dovrà esprimersi in proposito con criteri di irrazionalità, sottostando alle proprie credenze e alla retorica. E credo sia evidente che oggi in Italia la politica sia soprattutto retorica! Per ovviare a questa difficoltà, si potrebbe pensare alla politica come mediatrice tra la scienza e la società.
Ecco perchè la Giovanile che vorrei dovrebbe essere fatta da giovani del territorio che non solo ascoltano i problemi della gente per riportarli al mondo della politica, ma che si occupino anche (se non soprattutto) di riportare il potere decisionale nella mani della gente, e cioè giovani che sul territorio diffondano in modo competente quelle problematiche che irrompono dal campo scientifico e politico nella società, che si trova impreparata e incompetente. Credo sia l’unico modo per uscire da quel meccanismo perverso che vede l’adattamento passivo della politica alla tecnica e l’adattamento passivo dell’opinione pubblica alla politica.
Un futuro migliore si può fare, facciamolo!
Giovanni Venditti
E’ necessario secondo me che ci sia un giovanile che rispecchi realmente la reale rappresentatività del territorio,un giovanile aperto,plurale autonomo,che sia realmente radicato e che possa essere la palestra per i giovani del Partito Democratico,questa è la giovanile che vorrei…
sono d’acccordo con antonio castorina
Lo sottoscrivo perché ritengo che la giovanile debba nascere in modo da incorporare non soltanto i ragazzi che vogliono fare politica, ma anche coloro che sono all’interno delle università con i gruppi universitari, all’interno delle scuole superiori, all’interno anche dei luoghi di lavoro troppo spesso precari e che non garantiscono nessuna garanzia ai giovani che magari hanno speso soldi e anni per laurearsi con il max dei voti.
Ma per fare tutto ciò bisogna cooperare tra tutti noi, tra la ex Sg e la ex giovanile della Margherita, tra le varie associazioni studentesche, universitarie e dei lavoratori, e le varie associazioni di volontariato
La giovanile dovrebbe FONDERSI con il partito, o meglio, sciogliersi ed essere sostituita da un coordinamento degli under30 aderenti al PD normalmente.
Prima bisognerebbe capire cosa vuole fare il PD da grande, si deve svecchiare tutta la dirigenza (D’Alema, Uòlter e compagnia)… e si deve essere trasparenti e senza macchia. Via dal partito chi ha la fedina penale sporca ( per lavorare chiedono il casellario intonzo), chi sbaglia si faccia da parte. Azzeriamo tutto. E ripartiamo.
non ho capito qual è l’ultima versione dell’appello…
spero quella senza riferimento alla giovanile.
se vogliamo essere veramente un partito che innova, la giovanile va abolita e i giovani devono essere trattati come qualsiasi iscritto o elettore.
nell’appello inserirei una forte richiesta affinchè il partito inizi a formare i giovani, purtroppo si è persa la tradizione di scuole politiche che ci caratterizzava alcuni nomi fa…
sono completamente d’accordo. La giovanile non deve essere una cosa a se stante, un partito in miniatura!
Bravo Lucio! Bravo Matteo! Bravi tutti! Non ha senso segregarsi in un qualcosa dove le esperienze vanno comunque a cozzare. Che ne ha da spartire un sedicenne con un trentenne ? E’ meglio un confronto all’interno di un partito dove tutte le varie anime si possano confrontare !
mi spiace dissentire in parte dal vostro appello.credo che una giovanile classica sia necessaria per il partito democratico.Non sono d’accordo sulla costruzione di un coordinamento che come quasi tutti i coordinamenti dei partiti fa poco o nulla.La giovanile-in questo sono d’accordo con voi- non deve essere un luogo dove i giovani si divertono a giocare a fare i politici adulti, imitandone soprattutto i lati peggiori.
Credo che i govani democratici vadano costruiti il prima possibile per lavorare nelle scuole e per coinvolgere le molte energie che in questi ambii non sarebbero mai coinvolti dal partito. La mia esperienza mi dice che molti ragazzi delle scuole superiori non avrebbe modo di partecipare alla vita del partito, spesso avvitata su se stessa. I giovani hanno bisogno di organizzare, fare e discutere: una giovanile autonoma è il modo che ritengo più adatto per raggiungere questi obbiettivi.
andrea civati
mi trovo in accordo con tutti voi.
Se volevo un partito parallelo ne inventavo uno tutto nuovo.
Dobbiamo pensare che la giovanile diventi una scuola di politica e non solo un luogo dove mettersi in mostra per un possibile inserimento nelle varie liste eccetera. dobbiamo essere i promotori del dibattito e delle discussioni, non possiamo pensare di essere i bambini della politica. E poi non capisco perchè in alcune regioni, vedi lombardia, esiste già un coordinamento e un coordiantore, senza che ci sia stata data informazione di tutto questo…mi sembra che queste siano ombre di un passato che non ci appartiene.
Sono fiducioso, buon lavoro a tutti.
Claudio Rosiello, Segretario Pd Parabiago